Il primo, vero amore sono stati loro, i Beatles. Lo sono stati e lo sono tuttora. Sono stati il sogno di una vita.

Quello di cantarli, imitarli, conoscerli e incontrarli. I primi tre, forse, realizzati. Il quarto, purtroppo, no. Quando furono in Italia nel 1965 ero troppo giovane. L’unico incontro “ravvicinato” (poco meno di due metri…) fu con Paul nel 1989 quando venne per un’apparizione televisiva al Delle Vittorie.

A parte loro, gli Intoccabili, la mia prima musica che possa dirsi davvero suonata, fu al Folk Studio nei primissimi anni settanta, dopo alcuni illuminanti spettacoli di Guccini, De Gregori, Venditti

All’epoca, il Folk Studio di via Sacchi era l’invenzione amorevole e fantastica da quel geniaccio che fu Giancarlo Cesaroni. Tommy, mio compagno di banco da una vita, mi portò a conoscere quel mondo e insieme ne fummo affascinati. La domenica pomeriggio Cesaroni si inventò il Folk Studio Giovani, aprendo il piccolo palco traballante a chi ne avesse avuto il fegato. I più convincenti  erano ammessi alla seconda parte dello spettacolo e avevano diritto (udite, udite) a dividere gloria e denaro (il cinquanta per cento dell’incasso, parliamo di duemila lire a testa) con quei nomi già altisonanti. Dopo qualche serata, anche Tommy ed io fummo ammessi tra i “professionisti” e ci trovammo spalla a spalla con Francesco, Mimmo Loscasciulli, Stefano Rosso, Giorgio Lo Cascio, Renzo Zenobi…

Fu un’esperienza a dir poco elettrizzante e ci insegnò, ovviamente, tutto. La nostra musica era nelle nostre voci, nelle nostre canzoni (che provavano a sposare la Roma di quegli anni con la west coast…) e nelle nostre chitarre. Credo, immodestamente, che piacessimo al pubblico di quei giorni. E a noi divertiva quell’atmosfera. Giancarlo provò a coinvolgerci anche in una compilation, che purtroppo non vide mai la luce, con i nostri due brani di punta dell’epoca. Aveva creato un’etichetta  e uno dei primo prodotti fu il primo disco, acusticissimo e bellissimo, di Mimmo Locasciulli, accompagnato dalle chitarre del mitico Andrea Carpi.

Noi cominciammo a cercare la nostra fortuna, bussando alle porte delle major più rappresentative, ma le risposte erano più o meno sempre le stesse e non sortivano l’effetto desiderato: il disco. Finché, quando ormai sembrava che il nostro matrimonio musicale non avesse più ragion d’essere, incontrammo Gianni Boncompagni. Si proprio lui! Da parte sua fu amore a prima vista (sempre musicalmente parlando) e la cosa ci sorprese non poco; tanto che, non fummo davvero certi che avremmo registrato il nostro primo agognato album, fin quando non ci convocò nel suo studio di registrazione e trovammo ad aspettarci Paolo Ormi a dirigerci e arrangiarci e Tony Cicco (Formula 3) alla batteria… Sembrava fatta.

Un contratto con la CBS Sugar e una vetrina come quella che poteva garantirci Boncompagni erano al di là dei nostri sogni! Il disco “Piccolissimo” uscì. Gradevole copertina (unico neo, il mio nome da autore, riportato come Perfetti e non Perfetto…). Lusinghiera risposta della critica (Nicola Sisto di Nuovo Sound, all’epoca una delle riviste musicali di riferimento, ci antepose ai già affermati Loy e Altomare), ma di tutto quello che potevamo aspettarci non accadde nulla. Gianni, oltre ad un articolo su L’Intrepido ove aveva un suo spazio, ci abbandonò completamente a noi stessi. Neanche un misero passaggio radiofonico. E radio e televisioni (locali) le trovammo da soli. “Piccolissimo”, ovviamente, non vendette. Tommy e Marco (come duo) resistette fino al 1980 anno di due emozionanti serate a fianco di Francesco De Gregori e Mimmo Locasciulli ed una, stupenda, tutta per noi.

Poi, con la musica sempre nel cuore, le nostre strade si separarono…

Negli anni 90 inizia, a via Asiago 6, a due passi dalla sede RAI, l’avventura dello SHUTTLE, uno studio di registrazione piccolo come una bomboniera ma dotato di apparecchiature all’avanguardia. Proprio la RAI, ovviamente, sarà il cliente preferenziale: il primo lavoro realizzato, per la regia di Giorgio Presburger, vincerà il PRIX ITALIA. Seguiranno altre collaborazioni di prestigio con il regista Augusto Zucchi, innumerevoli spot pubblicitari per RadioRAI (anche la sigla di Onda Verde trasmessa in quegli anni); nonché il commento musicale per la soap opera “Storie di Vita” in onda  sulle reti Mediaset.

Oggi, indipendente, proseguo nell’attività di compositore, sia come realizzatore di commenti sonori che di canzoni d’autore; affiancata alla produzione di racconti brevi nonché soggetti televisivi e/o cinematografici.

To be continued...