Boris Becker, Martina Navratilova, Carl Lewis, Edwin Moses, Manuela Di Centa, nomi di grandi campioni. Ma non solo: sono anche campioni vegetariani. E sono, probabilmente, la punta di un iceberg composto da atleti che hanno rinunciato alle proteine animali nonostante pratichino un’intensa attività sportiva.

Una squadra inglese di ciclismo, che ha dedicato il proprio nome all’indimendicata Linda McCartney, (Linda, deceduta nel 1997, era la moglie del ex beatle Paul, entrambi convinti vegetariani), ha imposto ai suoi atleti, quale regola contrattuale la dieta vegetariana. Tra i suoi componenti figura lo svizzero Pascal Richard campione olimpico ad Atlanta 1996. Richard, che ha continuato ad ottenere, brillanti risultati, ha affermato che, dopo un primo periodo di "transizione" per adattarsi alle nuove abitudini, si è sentito più leggero ed attivo.

Le ragioni alla base della scelta vegetariana possono essere diverse: religiose, etiche, morali, salutari o semplicemente legate al gusto personale. Per molto tempo si è ritenuto che la dieta carnea, l’assunzione di proteine animali, fosse indispensabile al fabbisogno energetico, soprattutto degli atleti. Oggi, grazie anche all’esperienza maturata da campioni di differenti discipline, si inizia a valutare diversamente tale postulato.

I principali nutrimenti disponibili nella carne e nel pesce che mancano o meglio, presenti in misura minore nei vegetali sono il ferro, la vitamina B12 e lo zinco. Ma soprattutto la migliore qualità delle proteine. Come noto le proteine sono i mattoni che costruiscono il nostro corpo. Ne aiutano lo sviluppo dei muscoli e la crescita complessiva. Uova e formaggi in genere possono essere una valida alternativa per sopperire al fabbisogno proteico, integrando con risorse vegetali quali cereali (fagioli, soia, lenticchie…), noci, mandorle. La carenza di ferro può essere sopperita attraverso l’assunzione, ad esempio, di spinaci coadiuvati dalla vitamina C (arance, limoni) che veicola e agevola l’assorbimento del minerale. In ogni caso, secondo recenti studi in materia, le proteine non sembrano contribuire al rendimento muscolare e quindi al miglioramento della prestazione, ma compensano l’aumentato fabbisogno energetico che sarebbe meglio integrato dai carboidrati complessi. Questi rappresentano la parte centrale nell’alimentazione degli atleti e il vero carburante dell’organismo. Il glicogeno presente nei muscoli determina la resistenza allo sforzo e la sua quantità nell’organismo dipende proprio dall’assunzione di carboidrati complessi.

Quindi…pasta! I nutrizionisti paiono concordare sul fatto che un buon piatto di pasta la sera prima della gara rappresenti la scelta migliore, dal momento che sono i livelli dei carboidrati piuttosto che delle proteine a fare la differenza.